Jhon Franklin Double W. Cammel
ovvero una storia di personaggi così incredibili che loro stessi non credono di esistere.
Sito che da assuefazione, consultare un medico prima di soggiornarvi.
martedì, settembre 02, 2008
Pino il Pantagruelico
Questo sito ricorda Pino il Pantagruelico, famoso più che altro per il suo cammello (ancora vivo).

Jhon Franklin Double W. Cammel
Jhon Franklin Double W. Cammel
giovedì, agosto 28, 2008
Persi!
I nostri eroi si sono... persi!
Eccoli sprofondati nel sottosuolo del Faerun, nei meandri più remoti dove creature misteriose aspettano misteriosi avventori in cerca di misteri misteriosi.
Riusciranno i nostri eroi a "riuscire" alla luce del giorno?
Troveranno i nostri eroi una "trovata" che possa salvarli?
Penseranno i nostri eroi a qualche "pensata" geniale?
Caveranno i nostri eroi qualche "cavo" da qualche buco?
Peneranno i nostri eroi nella ricerca di qualche... beh... lasciamo stare..
Lo saprete presto, forse.
Eccoli sprofondati nel sottosuolo del Faerun, nei meandri più remoti dove creature misteriose aspettano misteriosi avventori in cerca di misteri misteriosi.
Riusciranno i nostri eroi a "riuscire" alla luce del giorno?
Troveranno i nostri eroi una "trovata" che possa salvarli?
Penseranno i nostri eroi a qualche "pensata" geniale?
Caveranno i nostri eroi qualche "cavo" da qualche buco?
Peneranno i nostri eroi nella ricerca di qualche... beh... lasciamo stare..
Lo saprete presto, forse.
mercoledì, agosto 06, 2008
Diario di viaggio di Tiago dei Rhym
Parte Terza - Sabbia
Tenevo davanti agli occhi questa borsa di pelle color senape, la rigiravo tra le mani con un gusto tutto mio, apprezzandone i particolari della manifattura e compiacendomi del mio piccolo meritato bottino. Aveva una lunga tracolla con diverse fibbie, alcune di queste leggermente alzate in modo da poterci appendere delle cose, era strappata all’altezza del petto e i due lembi erano bruciati e anneriti a causa del mio incantesimo. La borsa era chiusa da una patta con un fermaglio di metallo scuro piuttosto elaborato. Il curioso oggetto aveva la forma di un qualche tipo di uccello che non so riconoscere, posto di profilo con le ali sporte in avanti a coprire parzialmente un lungo spillo a forma di bastone da mago, che tiene chiuso il fermaglio. L’impulso lecito di sfilare quello spillo e scoprire chissà quali diavolerie da ladruncola si celeranno nella piccola borsa è assai forte, ma non abbastanza da farmi dimenticare la mia istruzione in campo di magia. Appoggiai la borsa per terra e feci un passo indietro, andai verso il sacco con le mie cose e frugandoci dentro mi accorsi che mancavano ovviamente i soldi, che erano comunque pochi, alcuni oggetti vari e la borsa dei componenti per gli incantesimi. La trovai per terra a poca distanza, è stata rovesciata spargendo sul mozzicone di pontile una miriade di oggettini strani, polveri, essenze e macabri pezzi di animali o insetti morti. Frugando trovai e afferrai un piccolo cristallo di quarzo che faceva proprio al caso mio e tornai a concentrarmi sulla borsa. Ci volle, e me ne vergogno, un discreto sforzo mentale per ricordarmi il procedimento magico necessario a identificare un possibile incantesimo di protezione in atto su un oggetto e nel frattempo venivo distratto da note immagini raccapriccianti di apprendisti inesperti, tristemente segnati da un fallimento in questa pratica. Presi un bel respiro, concentrai i miei sforzi e cominciai la cantilena mentale che ricordavo a memoria... ad un tratto sentii il cristallo illuminarsi e scaldarsi nella mia mano, lo osservai con attenzione e capii che un glifo di interdizione era in atto sul fermaglio della borsa. Sorpreso balzai all’indietro lasciando cadere il cristallo, ero sudato e avevo il fiatone per l’emozione, avevo compiuto una lettura del magico alla perfezione! Se solo avessi avuto del buon vino avrei certamente festeggiato questa impresa che, per me, non era affatto cosa da nulla. Pensai quindi che la ladra in questione sapeva in fin dei conti il fatto suo, e mi rammaricai del fatto che non potevo scoprire il contenuto di quella sempre più misteriosa borsa.
Il sole era sempre alto nel cielo, ma davanti a me l’inspiegabile e quasi spettrale foschia delle Terre Grigie mi ricordava qual era la mia prossima meta e mi spingeva ad agire in fretta. Raccolsi tutto ciò che poteva essermi utile, e sacco in spalla mi avviai a nord salutando l’ormai del tutto putrido Niola e ringraziandolo per aver fatto bene la guardia. Conosco abbastanza bene gli orchi e la loro organizzazione sociale e militare, li ho combattuti fin da quando ho memoria, a partire da quel giorno quando assaltarono l’orfanotrofio di Manhak dove credo di essere nato. Ricordo bene quella notte, compivo 8 anni e per divertirmi buttai nel pentolone della minestra appena fatta della sera le ghiande dei porci... devo ringraziare l’attacco degli orchi, altrimenti avrei ricevuto una punizione ben peggiore. In poco tempo ci fu un massacro, il monaco Jau, rettore dell’orfanotrofio, si batté fino all’ultimo suo vecchio respiro, aveva in mano solo il lungo mestolo di legno che avrebbe altrimenti usato per punire me e con quello spaccò il cranio a quattro orchi quasi il doppio di lui... Dette così il tempo di fuggire a quelli di noi che correvano meglio e gli altri che già avevano per colpa mia saltato la cena, finirono in quella degli orchi. Ho imparato a conoscere molto bene queste bestie assetate di sangue, tanto che non dormo bene la notte se non ne ho uccisa una di recente, e come me sono così quasi tutti i miei coetanei del Mare della Luna, cacciamo gli orchi e i loro simili dalle nostre case sin da quando è nato il Mare e d’altra parte le infami bestiacce fanno lo stesso con noi e sicuramente ricambiano i nostri sentimenti. Il silenzio del Thar avvolgeva i miei passi, mentre mi districavo tra arbusti e camminavo con cautela sul terreno brullo e polveroso che “accoglie” i visitatori di questa simpatica terra dimenticata dagli dei. Passo vicino agli alberi più grandi e nelle zone più vegetate per approfittare della copertura, ma cerco di rompere il minor numero di piante possibile perché so che il passatempo preferito degli orchi e battere la loro terra in cerca di tracce di intrusi. Ultimamente mi sono chiesto spesso che senso abbia uccidere gli orchi... sono tantissimi, troppi e non si stancano mai. Noi li battiamo e li cacciamo più frequentemente di quanto facciano loro, questi però si riproducono più di noi e si nascondono meglio, quindi il circolo e decisamente vizioso. Osservo con attenzione ovunque possano vedersi delle tracce, non di orchi, bensì della mia amata ladruncola halfling, che non creda di passarla liscia dopo quello che mi ha fatto. Di tanto in tanto il mio sguardo viene catturato dalle palesi tracce di pattugliamento orchesco, correggo opportunamente la direzione in modo da starne più alla larga possibile, non ho intenzione di farmi pescare stanco, affamato e impreparato da una truppa di ricognizione. Dopo molto camminare la testa cominciava a girarmi, la mancanza di cibo e acqua si faceva sentire, così decisi di inoltrarmi verso l’interno dove sapevo esserci un ambiente meno arido e magari con un po’ di fortuna per fino un ruscello... I sassi intralciavano il mio cammino rendendolo più faticoso e la polvere entrava prepotentemente nei miei polmoni mentre cercavo di respirare più a fondo e quando il sudore della mia fronte prese a colare sugli occhi annebbiandomi la vista decisi che era meglio prendermi una pausa.
Mi accasciai su una grossa roccia grigia, e appoggiandoci il mio stanco sedere espressi con una sonora imprecazione il mio profondo disprezzo per quello scomodo e inutile ammasso grigio. Polvere e sassi tutto intorno e silenzio, solo il mio ansimare spezzava la quiete totale di questo luogo. Guardando attorno a me non potevo che stupirmi dell’assurdità di questo ambiente: si tratta di una pianura deserta di pietre e secchi arbusti con striminzite foglie chiare... ma non c’è sole qui, tutto quanto è avvolto da una nebbia impastante. Il cielo è, figuriamoci, grigio e fa un caldo soffocante.Voltandomi indietro non vedo la spiaggia, eppure non ho percorso una gran distanza, e a stento riconosco la via che ho preso. Ad un tratto mi balza in mente un pensiero, “io sono mai stato qui?”. Non credo, se ripenso però alla strada che ho fatto mi sembra di averla presa quasi automaticamente, senza pensare. Sapevo che da questa parte il terreno cambiava e so che più avanti ci sono prati e grosse voragini nel terreno, come dei canyons, che gli orchi occupano con i loro villaggi, eppure non sono mai stato in queste terre. La testa non smetteva di girare e un rumore fastidioso come quando fischiano le orecchie si insinuava a poco a poco nella mia testa, chiedendomi, quasi obbligandomi a stendermi lì, su quella roccia, per trovare un po’ di sollievo. Lasciai la testa a penzolare all’indietro e provai un’immediata sensazione di benessere... Potevo rimanere così ancora per un po’, tenere gli occhi chiusi per qualche secondo ancora, in pace, mi avrebbe risparmiato certamente ciò che stavo per vedere e chissà cosa sarebbe di me ora se non avessi immediatamente e inspiegabilmente aperto gli occhi, sicuramente non sarei qui a scrivere ciò che state leggendo. Tutto accadde in un secondo: i miei occhi si aprirono e capovolta vidi l’immagine di un enorme albero secco sul ciglio di un ammasso roccioso, posto ad alcuni metri sopra la mia testa. Come per tutte le cose l’equilibrio è una condizione provvisoria, in attesa di essere mutata in favore di un movimento liberatorio e improvviso. Così accadde che sopra la mia testa le vecchie radici dell’albero cedettero lasciando cadere sotto di loro una cascata di rocce e terra. Il fato volle che i miei occhi increduli si aprirono in tempo per veder accadere la cosa e in un secondo, che mi parve un minuto, ebbi il tempo di decidere che potevo muovere la testa, e mi spostai di scatto rotolando giù dal masso appena in tempo per vedere infrangersi una gragnuola di pietre lì dove un secondo fa la mia testa riposava, serena e ignara di ogni cosa.
Tenevo davanti agli occhi questa borsa di pelle color senape, la rigiravo tra le mani con un gusto tutto mio, apprezzandone i particolari della manifattura e compiacendomi del mio piccolo meritato bottino. Aveva una lunga tracolla con diverse fibbie, alcune di queste leggermente alzate in modo da poterci appendere delle cose, era strappata all’altezza del petto e i due lembi erano bruciati e anneriti a causa del mio incantesimo. La borsa era chiusa da una patta con un fermaglio di metallo scuro piuttosto elaborato. Il curioso oggetto aveva la forma di un qualche tipo di uccello che non so riconoscere, posto di profilo con le ali sporte in avanti a coprire parzialmente un lungo spillo a forma di bastone da mago, che tiene chiuso il fermaglio. L’impulso lecito di sfilare quello spillo e scoprire chissà quali diavolerie da ladruncola si celeranno nella piccola borsa è assai forte, ma non abbastanza da farmi dimenticare la mia istruzione in campo di magia. Appoggiai la borsa per terra e feci un passo indietro, andai verso il sacco con le mie cose e frugandoci dentro mi accorsi che mancavano ovviamente i soldi, che erano comunque pochi, alcuni oggetti vari e la borsa dei componenti per gli incantesimi. La trovai per terra a poca distanza, è stata rovesciata spargendo sul mozzicone di pontile una miriade di oggettini strani, polveri, essenze e macabri pezzi di animali o insetti morti. Frugando trovai e afferrai un piccolo cristallo di quarzo che faceva proprio al caso mio e tornai a concentrarmi sulla borsa. Ci volle, e me ne vergogno, un discreto sforzo mentale per ricordarmi il procedimento magico necessario a identificare un possibile incantesimo di protezione in atto su un oggetto e nel frattempo venivo distratto da note immagini raccapriccianti di apprendisti inesperti, tristemente segnati da un fallimento in questa pratica. Presi un bel respiro, concentrai i miei sforzi e cominciai la cantilena mentale che ricordavo a memoria... ad un tratto sentii il cristallo illuminarsi e scaldarsi nella mia mano, lo osservai con attenzione e capii che un glifo di interdizione era in atto sul fermaglio della borsa. Sorpreso balzai all’indietro lasciando cadere il cristallo, ero sudato e avevo il fiatone per l’emozione, avevo compiuto una lettura del magico alla perfezione! Se solo avessi avuto del buon vino avrei certamente festeggiato questa impresa che, per me, non era affatto cosa da nulla. Pensai quindi che la ladra in questione sapeva in fin dei conti il fatto suo, e mi rammaricai del fatto che non potevo scoprire il contenuto di quella sempre più misteriosa borsa.
Il sole era sempre alto nel cielo, ma davanti a me l’inspiegabile e quasi spettrale foschia delle Terre Grigie mi ricordava qual era la mia prossima meta e mi spingeva ad agire in fretta. Raccolsi tutto ciò che poteva essermi utile, e sacco in spalla mi avviai a nord salutando l’ormai del tutto putrido Niola e ringraziandolo per aver fatto bene la guardia. Conosco abbastanza bene gli orchi e la loro organizzazione sociale e militare, li ho combattuti fin da quando ho memoria, a partire da quel giorno quando assaltarono l’orfanotrofio di Manhak dove credo di essere nato. Ricordo bene quella notte, compivo 8 anni e per divertirmi buttai nel pentolone della minestra appena fatta della sera le ghiande dei porci... devo ringraziare l’attacco degli orchi, altrimenti avrei ricevuto una punizione ben peggiore. In poco tempo ci fu un massacro, il monaco Jau, rettore dell’orfanotrofio, si batté fino all’ultimo suo vecchio respiro, aveva in mano solo il lungo mestolo di legno che avrebbe altrimenti usato per punire me e con quello spaccò il cranio a quattro orchi quasi il doppio di lui... Dette così il tempo di fuggire a quelli di noi che correvano meglio e gli altri che già avevano per colpa mia saltato la cena, finirono in quella degli orchi. Ho imparato a conoscere molto bene queste bestie assetate di sangue, tanto che non dormo bene la notte se non ne ho uccisa una di recente, e come me sono così quasi tutti i miei coetanei del Mare della Luna, cacciamo gli orchi e i loro simili dalle nostre case sin da quando è nato il Mare e d’altra parte le infami bestiacce fanno lo stesso con noi e sicuramente ricambiano i nostri sentimenti. Il silenzio del Thar avvolgeva i miei passi, mentre mi districavo tra arbusti e camminavo con cautela sul terreno brullo e polveroso che “accoglie” i visitatori di questa simpatica terra dimenticata dagli dei. Passo vicino agli alberi più grandi e nelle zone più vegetate per approfittare della copertura, ma cerco di rompere il minor numero di piante possibile perché so che il passatempo preferito degli orchi e battere la loro terra in cerca di tracce di intrusi. Ultimamente mi sono chiesto spesso che senso abbia uccidere gli orchi... sono tantissimi, troppi e non si stancano mai. Noi li battiamo e li cacciamo più frequentemente di quanto facciano loro, questi però si riproducono più di noi e si nascondono meglio, quindi il circolo e decisamente vizioso. Osservo con attenzione ovunque possano vedersi delle tracce, non di orchi, bensì della mia amata ladruncola halfling, che non creda di passarla liscia dopo quello che mi ha fatto. Di tanto in tanto il mio sguardo viene catturato dalle palesi tracce di pattugliamento orchesco, correggo opportunamente la direzione in modo da starne più alla larga possibile, non ho intenzione di farmi pescare stanco, affamato e impreparato da una truppa di ricognizione. Dopo molto camminare la testa cominciava a girarmi, la mancanza di cibo e acqua si faceva sentire, così decisi di inoltrarmi verso l’interno dove sapevo esserci un ambiente meno arido e magari con un po’ di fortuna per fino un ruscello... I sassi intralciavano il mio cammino rendendolo più faticoso e la polvere entrava prepotentemente nei miei polmoni mentre cercavo di respirare più a fondo e quando il sudore della mia fronte prese a colare sugli occhi annebbiandomi la vista decisi che era meglio prendermi una pausa.
Mi accasciai su una grossa roccia grigia, e appoggiandoci il mio stanco sedere espressi con una sonora imprecazione il mio profondo disprezzo per quello scomodo e inutile ammasso grigio. Polvere e sassi tutto intorno e silenzio, solo il mio ansimare spezzava la quiete totale di questo luogo. Guardando attorno a me non potevo che stupirmi dell’assurdità di questo ambiente: si tratta di una pianura deserta di pietre e secchi arbusti con striminzite foglie chiare... ma non c’è sole qui, tutto quanto è avvolto da una nebbia impastante. Il cielo è, figuriamoci, grigio e fa un caldo soffocante.Voltandomi indietro non vedo la spiaggia, eppure non ho percorso una gran distanza, e a stento riconosco la via che ho preso. Ad un tratto mi balza in mente un pensiero, “io sono mai stato qui?”. Non credo, se ripenso però alla strada che ho fatto mi sembra di averla presa quasi automaticamente, senza pensare. Sapevo che da questa parte il terreno cambiava e so che più avanti ci sono prati e grosse voragini nel terreno, come dei canyons, che gli orchi occupano con i loro villaggi, eppure non sono mai stato in queste terre. La testa non smetteva di girare e un rumore fastidioso come quando fischiano le orecchie si insinuava a poco a poco nella mia testa, chiedendomi, quasi obbligandomi a stendermi lì, su quella roccia, per trovare un po’ di sollievo. Lasciai la testa a penzolare all’indietro e provai un’immediata sensazione di benessere... Potevo rimanere così ancora per un po’, tenere gli occhi chiusi per qualche secondo ancora, in pace, mi avrebbe risparmiato certamente ciò che stavo per vedere e chissà cosa sarebbe di me ora se non avessi immediatamente e inspiegabilmente aperto gli occhi, sicuramente non sarei qui a scrivere ciò che state leggendo. Tutto accadde in un secondo: i miei occhi si aprirono e capovolta vidi l’immagine di un enorme albero secco sul ciglio di un ammasso roccioso, posto ad alcuni metri sopra la mia testa. Come per tutte le cose l’equilibrio è una condizione provvisoria, in attesa di essere mutata in favore di un movimento liberatorio e improvviso. Così accadde che sopra la mia testa le vecchie radici dell’albero cedettero lasciando cadere sotto di loro una cascata di rocce e terra. Il fato volle che i miei occhi increduli si aprirono in tempo per veder accadere la cosa e in un secondo, che mi parve un minuto, ebbi il tempo di decidere che potevo muovere la testa, e mi spostai di scatto rotolando giù dal masso appena in tempo per vedere infrangersi una gragnuola di pietre lì dove un secondo fa la mia testa riposava, serena e ignara di ogni cosa.
martedì, agosto 05, 2008
E' tempo di ripartire
E' giunta l'ora di rimettersi in marcia, prodi eroi.
Avete gozzovigliato troppo e molti terribili eventi sono accaduti.
E' il momento di ripulire il male che ammorba questo mondo!
Verificate di avere con voi fischietto, berrettino, crema solare, padella per uccidere i ragni, coltello per fare il gioco con la mano sul tavolo, nacchere, maracas, olive piccanti, bottiglietta d'acqua, cuscino gonfiabile per ammaraggi e soprattutto un paio di opuscoli da leggere per quando sarete nascosti dietro un cespuglio a fare la grossa.
Siete pronti, piccoli BoiaFaus!
Caricate gli zainetti, legate bene il foulard al collo, allacciate le scarpe o gli zoccoli (a seconda), limatevi bene tutte e due le corn..... come non detto!
Pronti?
Se si si va!
Avete gozzovigliato troppo e molti terribili eventi sono accaduti.
E' il momento di ripulire il male che ammorba questo mondo!
Verificate di avere con voi fischietto, berrettino, crema solare, padella per uccidere i ragni, coltello per fare il gioco con la mano sul tavolo, nacchere, maracas, olive piccanti, bottiglietta d'acqua, cuscino gonfiabile per ammaraggi e soprattutto un paio di opuscoli da leggere per quando sarete nascosti dietro un cespuglio a fare la grossa.
Siete pronti, piccoli BoiaFaus!
Caricate gli zainetti, legate bene il foulard al collo, allacciate le scarpe o gli zoccoli (a seconda), limatevi bene tutte e due le corn..... come non detto!
Pronti?
Se si si va!
domenica, maggio 11, 2008
Le Delizie del Calcagno
Terza Lezione
Buona sera e ben torniati amici di scodella!
Hmm vedo con piacere che siete sopravvissuti alle prime due lezioni, niente febbre né allucinazioni, il senso di disorientamento è sparito, rimpiazzato da una sana rabbia atavica, bene! Ciò significa che o siete esternamente audaci, oppure non ho messo abbastanza salsa Yamach nei vostri sufflés!
Mio nonno diceva sempre: “il miglior modo per sciogliere un troll è immergerlo nella salsa di Yamach, ricordalo sempre Johnatan”. Non ho mai capito chi fosse questo Johnatan, ma una cosa è certa: la salsa è una bomba, e sapete cosa vi dico? Mi pare ora che io vi insegni a farla!
Pulite bene un mestolo in mithril +1 e mettetelo a scaldare sul fuoco, deve essere rovente il più possibile, vostre mani permettendo. Bravo Heruuj, così si fa! Ma dato che sei un Erinni, Earl, sbattilo fuori! –EHU!!-
Non mi piace essere preso in giro. Tornando a noi, mentre il mestolo si scalda tirate fuori l’olio di Rasshut, che avete ricavato dalla vostra pianta di Isshut, che avete cresciuto con amorevole cura per gli ultimi 5 mesi e che come sapete, a parte mordere e puzzare non ha assolutamente alcuna altra funzione che produrre l’olio in questione e ... come sarebbe a dire non avete l’olio?! e allora?! ah, si, suppongo che se ve l’avessi detto 5 mesi fa sarebbe stato meglio. Pazienza, fortunatamente ho qui la mia riserva personale di olio, annata AC 1566, la migliore in assoluto. E’ anche un ottima lozione contro la caduta dei peli, ne vuoi un po’ Earl? -EHU UGH-, per te fanno 129 Mo... -EHU UGAGH!-
Ma basta con le ciance siamo qui per lavorare, non per farci ricrescere i peli! Il prezioso olio deve essere steso omologatamente su tutta la superficie del recipiente per la salsa, altrimenti v’impazzisce. Gli ingredienti necessari per 1 litro di Yamach che si rispetti sono i seguenti: 4 uova di Pthuk sotterraneo, (sì è ora di tirar fuori dall’armadio il vostro costume da Mind-Flayer.. e cercate di essere convincenti, per il vostro bene!), 3 cucchiai di sciroppo di Cedro Sotterraneo, 200 gr di pasta di Acciughe Assassine del Mare della Luna (le uniche che abbiano quell’aggressibilità e sfrondatezza in grado di dare una nota caratteristica alla nostra salsa), qualche foglia di Thykkala (vedere la prima lezione), sale e pepe a piacere. Uh, dimenticavo una cosa importantissima, il gradiente segreto di mio nonno: una pinna di Kuo-Toa fresca!
“PATANK-PONK-ZOOOOOOOOOM.....”
Oh per Gruumsh, ah ah ah, Gulash è scappato! Suvvia, non siamo ridicoli, io non farei mai una cosa simile a un mio studente, per chi mi avete preso? Per Earl? A proposito, vai, da bravo, fai ancora in tempo a raggiungerlo... -EHU GUH!-
La difficoltà nella salsa Yamach sta tutta nel ottenere quel grado di viscosità, cremosità e quel sapore infernale che noi Gnoll adoriamo! Impastate subito le acciughe con la Thykkala pestata, potete usare tutte le vostre armi per farlo... Kejin la tue sono ancora vive! Kej.. “GNAM GNAM GNAM”.. troppo tardi. Non mi stancherò mai di ripetere che questa non è cucina per pixie... non siamo qui per candire tortini di fragole con confettini fatati! Vorrei vedervi a candire una tortina con un’ascia bipenne, tsk...
Il colore è l’indicatore per sapere quando sono pronte. Bene, ora sbattete le uova con lo sciroppo. Quando avete finito cominciamo con la parte difficile: mettete la pappa di acciughe nel recipiente oliato e con il cucchiaio rovente in mithril +1 mescolateci dentro, più velocemente che potete, le uova sbattute nello sciroppo. Se eseguite questa operazione alla perfezione la salsa dovrebbe .. “WHAAM” !! .. prendere fuoco esatto. -EHU NGOOO-
Oh grazie Earl, giusto in tempo, la pinna va gettata nel recipiente finché e ancora infuocato, là! Uff, suvvia Gulash, non è il caso di piangere, tanto ricresce...vero?
-Hovesh Un Nami do GAA!-
Credo di non aver afferrato l’ironia su mia madre... Comunque, ammirate il colore rosso fuoco della nostra creazione, inalatene l’inebriante sentore di accampamento bruciato.. ottima su tutti gli arrosti e le insalate di imenotteri, con il suo piccante gusto campestre vi conquisterà. E se non vi piace, amici avventurieri che ci seguite da casa, potete sempre usarla sui troll!
Questo è tutto, alla prossima e come sempre: KAKATTAHG YAPPO HU!
-HOVESH DO GAAAAA!!-
Buona sera e ben torniati amici di scodella!
Hmm vedo con piacere che siete sopravvissuti alle prime due lezioni, niente febbre né allucinazioni, il senso di disorientamento è sparito, rimpiazzato da una sana rabbia atavica, bene! Ciò significa che o siete esternamente audaci, oppure non ho messo abbastanza salsa Yamach nei vostri sufflés!
Mio nonno diceva sempre: “il miglior modo per sciogliere un troll è immergerlo nella salsa di Yamach, ricordalo sempre Johnatan”. Non ho mai capito chi fosse questo Johnatan, ma una cosa è certa: la salsa è una bomba, e sapete cosa vi dico? Mi pare ora che io vi insegni a farla!
Pulite bene un mestolo in mithril +1 e mettetelo a scaldare sul fuoco, deve essere rovente il più possibile, vostre mani permettendo. Bravo Heruuj, così si fa! Ma dato che sei un Erinni, Earl, sbattilo fuori! –EHU!!-
Non mi piace essere preso in giro. Tornando a noi, mentre il mestolo si scalda tirate fuori l’olio di Rasshut, che avete ricavato dalla vostra pianta di Isshut, che avete cresciuto con amorevole cura per gli ultimi 5 mesi e che come sapete, a parte mordere e puzzare non ha assolutamente alcuna altra funzione che produrre l’olio in questione e ... come sarebbe a dire non avete l’olio?! e allora?! ah, si, suppongo che se ve l’avessi detto 5 mesi fa sarebbe stato meglio. Pazienza, fortunatamente ho qui la mia riserva personale di olio, annata AC 1566, la migliore in assoluto. E’ anche un ottima lozione contro la caduta dei peli, ne vuoi un po’ Earl? -EHU UGH-, per te fanno 129 Mo... -EHU UGAGH!-
Ma basta con le ciance siamo qui per lavorare, non per farci ricrescere i peli! Il prezioso olio deve essere steso omologatamente su tutta la superficie del recipiente per la salsa, altrimenti v’impazzisce. Gli ingredienti necessari per 1 litro di Yamach che si rispetti sono i seguenti: 4 uova di Pthuk sotterraneo, (sì è ora di tirar fuori dall’armadio il vostro costume da Mind-Flayer.. e cercate di essere convincenti, per il vostro bene!), 3 cucchiai di sciroppo di Cedro Sotterraneo, 200 gr di pasta di Acciughe Assassine del Mare della Luna (le uniche che abbiano quell’aggressibilità e sfrondatezza in grado di dare una nota caratteristica alla nostra salsa), qualche foglia di Thykkala (vedere la prima lezione), sale e pepe a piacere. Uh, dimenticavo una cosa importantissima, il gradiente segreto di mio nonno: una pinna di Kuo-Toa fresca!
“PATANK-PONK-ZOOOOOOOOOM.....”
Oh per Gruumsh, ah ah ah, Gulash è scappato! Suvvia, non siamo ridicoli, io non farei mai una cosa simile a un mio studente, per chi mi avete preso? Per Earl? A proposito, vai, da bravo, fai ancora in tempo a raggiungerlo... -EHU GUH!-
La difficoltà nella salsa Yamach sta tutta nel ottenere quel grado di viscosità, cremosità e quel sapore infernale che noi Gnoll adoriamo! Impastate subito le acciughe con la Thykkala pestata, potete usare tutte le vostre armi per farlo... Kejin la tue sono ancora vive! Kej.. “GNAM GNAM GNAM”.. troppo tardi. Non mi stancherò mai di ripetere che questa non è cucina per pixie... non siamo qui per candire tortini di fragole con confettini fatati! Vorrei vedervi a candire una tortina con un’ascia bipenne, tsk...
Il colore è l’indicatore per sapere quando sono pronte. Bene, ora sbattete le uova con lo sciroppo. Quando avete finito cominciamo con la parte difficile: mettete la pappa di acciughe nel recipiente oliato e con il cucchiaio rovente in mithril +1 mescolateci dentro, più velocemente che potete, le uova sbattute nello sciroppo. Se eseguite questa operazione alla perfezione la salsa dovrebbe .. “WHAAM” !! .. prendere fuoco esatto. -EHU NGOOO-
Oh grazie Earl, giusto in tempo, la pinna va gettata nel recipiente finché e ancora infuocato, là! Uff, suvvia Gulash, non è il caso di piangere, tanto ricresce...vero?
-Hovesh Un Nami do GAA!-
Credo di non aver afferrato l’ironia su mia madre... Comunque, ammirate il colore rosso fuoco della nostra creazione, inalatene l’inebriante sentore di accampamento bruciato.. ottima su tutti gli arrosti e le insalate di imenotteri, con il suo piccante gusto campestre vi conquisterà. E se non vi piace, amici avventurieri che ci seguite da casa, potete sempre usarla sui troll!
Questo è tutto, alla prossima e come sempre: KAKATTAHG YAPPO HU!
-HOVESH DO GAAAAA!!-
venerdì, maggio 09, 2008
Segnali Premonitori
Dorso del Mondo, seminativo.
Scrutare numero 26 del giorno, atti pubblici.
“Mamma, cosa sono?”
La bambina afferra la gonna della madre e comincia a strattonarla.
“Mamma, dai, dimmi! Cosa sono?”.
Accanto a lei la madre, una mano alla fronte per proteggersi dal sole, lo sguardo verso il cielo. Ha lasciato cadere il secchio dei panni freschi di bucato sull’erba soffice del suo cortile. Non ha nemmeno fatto rumore nel cadere, così come la voce della figlia non risulta che un sussurro ovattato, lontano, nel fragore del momento. La donna non crede a ciò che i suoi occhi vedono, rapita da questa immagine alla quale non si assiste certo ogni giorno, tutto il resto le pare insignificante, perfino i suoi panni puliti nel fango. Lei trova buffo che in un momento come questo gli vengano in mente le parole di suo marito, quando questa mattina le disse con orgoglio di aver finalmente pagato le ultime ottocento monete d’oro di rata sulla casa. Le salta agli occhi l’immagine di sua figlia mentre arriva a casa ridendo di gioia, appena accettata alla scuola infantile di magia del paese, un paio di giorni fa. In questo momento il passato, così come il futuro, paiono privi di significato, o perlomeno di attrattiva. Perfino la vicenda del vecchio Meddy, e tutto il terrore che portò in paese, sembra improvvisamente dimenticata. Se la donna potesse distogliere lo sguardo dal cielo, che scurisce sempre di più, di istante in istante e guardarsi attorno, si accorgerebbe che l’intero paese è ora riversato per le strade. Bocche aperte, occhi spalancati, lanciati verso l’alto. Tutti hanno smesso di fare qualsiasi cosa stessero facendo, sembrano gli attori di una commedia alla fine dello spettacolo, abbandonata ogni farsa rimangono senza ruolo e senza battute. L’unica differenza e che nessuno s’inchina e nessuno batte le mani. Il vecchio Gherd, non si accorge di aver puntato il suo bastone in una buca del terreno, probabilmente non si accorge neanche di stare cadendo, a causa di questo. Almeno da terra riesce a vedere meglio quello che sta accadendo e dall’alto dei suoi 432 anni da nano giura, tra se e se, di non aver mai assistito ad un evento simile in vita sua. Una macchia d’ombra si stende sul paese di Jerrom, ai piedi delle montagne del Dorso del Mondo, un fragore di versi stridenti e sbatter d’ali si espanderà lungo le terre del Nord. Fermerà il respiro delle creature misteriose del Bosco Incantato, catturerà lo sguardo di tutte le tribu degli Orchi, di tutte le bestie feroci che popolano il deserto dell’Anauroch e delle canaglie che si nascondono nelle Terre Grigie. Gli umani che si ammazzano a vicenda nel Mare della Luna sembreranno dei soldatini di legno, immortalati nella loro posa di battaglia, mentre sui loro elmi puntati verso il cielo cala l’ombra e si riflette lo scintillio di milioni di scaglie lucenti, migliaia di artigli affilati.
“Mamma.. ho paura, falli andare via, fai una magia!”
La donna abbassa finalmente lo sguardo e lo posa sulla figlia. Si china lentamente, appoggiandosi sulle ginocchia e passa una mano tra i capelli della bambina. Quanto e bella sua figlia, non può fare a meno di pensare, con quelle sottili orecchie appuntite che spuntano dalla chioma rossa, gli occhi grandi e lucidi, sempre allegri, per fino in una situazione come questa non sembrano mostrare segni di sconforto. Non le assomiglia per niente, ha preso tutto dal padre, “gli halfling hanno geni forti”, dice sempre lui, con fare orgoglioso.
Nel frattempo il cielo sopra Jerrom si era tinto di nero luccicante, non un centimetro di azzurro riusciva a penetrare tra le ali, gli artigli e i lunghi colli squamosi di una nuvola di bestie in frenetica corsa verso chissà dove.
La bambina afferra la gonna della madre e comincia a strattonarla.
“Mamma, dai, dimmi! Cosa sono?”.
Accanto a lei la madre, una mano alla fronte per proteggersi dal sole, lo sguardo verso il cielo. Ha lasciato cadere il secchio dei panni freschi di bucato sull’erba soffice del suo cortile. Non ha nemmeno fatto rumore nel cadere, così come la voce della figlia non risulta che un sussurro ovattato, lontano, nel fragore del momento. La donna non crede a ciò che i suoi occhi vedono, rapita da questa immagine alla quale non si assiste certo ogni giorno, tutto il resto le pare insignificante, perfino i suoi panni puliti nel fango. Lei trova buffo che in un momento come questo gli vengano in mente le parole di suo marito, quando questa mattina le disse con orgoglio di aver finalmente pagato le ultime ottocento monete d’oro di rata sulla casa. Le salta agli occhi l’immagine di sua figlia mentre arriva a casa ridendo di gioia, appena accettata alla scuola infantile di magia del paese, un paio di giorni fa. In questo momento il passato, così come il futuro, paiono privi di significato, o perlomeno di attrattiva. Perfino la vicenda del vecchio Meddy, e tutto il terrore che portò in paese, sembra improvvisamente dimenticata. Se la donna potesse distogliere lo sguardo dal cielo, che scurisce sempre di più, di istante in istante e guardarsi attorno, si accorgerebbe che l’intero paese è ora riversato per le strade. Bocche aperte, occhi spalancati, lanciati verso l’alto. Tutti hanno smesso di fare qualsiasi cosa stessero facendo, sembrano gli attori di una commedia alla fine dello spettacolo, abbandonata ogni farsa rimangono senza ruolo e senza battute. L’unica differenza e che nessuno s’inchina e nessuno batte le mani. Il vecchio Gherd, non si accorge di aver puntato il suo bastone in una buca del terreno, probabilmente non si accorge neanche di stare cadendo, a causa di questo. Almeno da terra riesce a vedere meglio quello che sta accadendo e dall’alto dei suoi 432 anni da nano giura, tra se e se, di non aver mai assistito ad un evento simile in vita sua. Una macchia d’ombra si stende sul paese di Jerrom, ai piedi delle montagne del Dorso del Mondo, un fragore di versi stridenti e sbatter d’ali si espanderà lungo le terre del Nord. Fermerà il respiro delle creature misteriose del Bosco Incantato, catturerà lo sguardo di tutte le tribu degli Orchi, di tutte le bestie feroci che popolano il deserto dell’Anauroch e delle canaglie che si nascondono nelle Terre Grigie. Gli umani che si ammazzano a vicenda nel Mare della Luna sembreranno dei soldatini di legno, immortalati nella loro posa di battaglia, mentre sui loro elmi puntati verso il cielo cala l’ombra e si riflette lo scintillio di milioni di scaglie lucenti, migliaia di artigli affilati.
“Mamma.. ho paura, falli andare via, fai una magia!”
La donna abbassa finalmente lo sguardo e lo posa sulla figlia. Si china lentamente, appoggiandosi sulle ginocchia e passa una mano tra i capelli della bambina. Quanto e bella sua figlia, non può fare a meno di pensare, con quelle sottili orecchie appuntite che spuntano dalla chioma rossa, gli occhi grandi e lucidi, sempre allegri, per fino in una situazione come questa non sembrano mostrare segni di sconforto. Non le assomiglia per niente, ha preso tutto dal padre, “gli halfling hanno geni forti”, dice sempre lui, con fare orgoglioso.
Nel frattempo il cielo sopra Jerrom si era tinto di nero luccicante, non un centimetro di azzurro riusciva a penetrare tra le ali, gli artigli e i lunghi colli squamosi di una nuvola di bestie in frenetica corsa verso chissà dove.
“Tesoro, la mamma non può far scomparire un milione di viverne dal cielo”.
Dalle pubbliche cronache scrutate della Gilda degli Osservatori di Greyhawke.
martedì, aprile 29, 2008
mercoledì, aprile 02, 2008
Problemi nel "Continium"
Ho analizzato a lungo la situazione e credo di poter affermare che probabilmente è in corso una situazione di "stasi temporale". Gli eventi sembrano essersi fermati al tempo t0 e non proseguiranno al tempo t1 finchè un evento scatenante, chiamato "proxima adv", non sarà compiuto. E' difficile stabilire con certezza quando questo evento avverrà tenendo conto anche del fatto che, se il tempo si è davvero fermato, sarà difficile che possa avvenire qualcosa.
Prof. Esimius Scartoffius
Prof. Esimius Scartoffius
giovedì, febbraio 28, 2008
Il vecchio e il soldato
Ancora tremante e col volto segnato da visioni terrificanti il vecchio Meddy tentava a stento di tracannare la mistura alcolica offerta dal giovane soldato biondo. La tazza, sorretta dalla mano inferma, vibrava vistosamente e a tratti rovesciava il suo prezioso liquido sul tavolo di legno.
Il soldato attendeva impaziente le parole del vecchio. Teneva le mani incrociate davanti al petto e picchiettava nervosamente i pollici sulla costosa armatura. La sala si era svuotata rapidamente dopo l'entrata dei soldati e solo l'oste e pochi curiosi restavano silenziosi ed in disparte ad assistere alla scena.
"Ti ho chiesto, vecchio, cosa è successo nel bosco. Hai intenzione di parlare o no?" chiese per l'ennesima volta il soldato biondo, impaziente di carpirgli le informazioni.
"Ho visto Mijada..." rispose il vecchio Meddy con la voce tremante e lo sguardo perso nel vuoto.
"L'hai già detto questo, hai visto tua figlia Mijada, la tua figlia morta... e poi? Che altro?"
"E poi... denti. E sangue..."
"Già, sangue. Ma non sarà mica apparso dal nulla, quel sangue" incalzò il soldato alzando sempre più il tono di voce
"Era... su Mijada, sulle piante, su di me... tutto era sangue. E poi tutto era denti.. zanne.."
"Inutile vecchio, Cosa significa che tutto era denti? Di quali denti parli? Dei tuoi? O c'era una creatura?"
"C'era... il demone dei denti... e lui... ha divorato ogni cosa..." pronunciò Meddy con gli occhi quasi vitrei e la voce sempre più flebile.
"Il demone dei denti? E' davvero questo quello che credi, vecchio pazzo? Un demone?"
"Si.. il demone dei denti.."
"Tua figlia Mijada era il demone dei denti? E' questo che dici, sudicio vecchio?"
"No.. Mijada era prigioniera.. l'aveva rapita.." disse Meddy tremando sempre più forte e cominciando ad agitarsi nervosamente.
"Vecchio pazzo, hai scambiato tua figlia per un demone e l'hai uccisa? Hai ucciso lei e le sue ancelle?" urlò il soldato biondo lanciandosi al collo del vecchio.
"NO! Lei era stata presa! Il demone l'aveva rapita!" rispose a fatica il vecchio tornando in sè e cercando di liberarsi dalla presa del giovane.
"Sei stato trovato coperto di sangue, con un'ascia in mano, di fronte ad una carneficina e osi ancora negare!!" disse il giovane scuotendo l'anziano violentemente.
"Ero lì per salvarla! Mia figlia era stata presa!!"
"Menti! Non c'erano demoni, non c'erano animali, solo tu e corpi straziati dai colpi della tua ascia!!"
"No! Il demone! L'ho visto!! Era lì!! Centinaia di zanne..." disse il vecchio nel mezzo di quella che ormai era diventata una violenta colluttazione.
"MENTI!!!" urlò il giovane scaraventando Meddy contro la parete e lasciandolo collassare a terra inerme.
Il giovane soldato cercò di ricomporsi, prima sistemandosi i capelli, poi il mantello ed infine gli abiti ormai macchiati di sangue e alcool. Con discreto contegno raccolse la sedia che nello slancio aveva rovesciato e tornò a sedere con le mani incrociate di fronte al petto. Attese qualche istante che il vecchio potesse riprendere un minimo di coscienza e infine si rivolse ad un sottoposto con aria di ufficialità.
"Che la persona qui di fronte sia condannata entro il tramonto per l'efferato omicidio della figlia e delle sue tre ancelle. Che la pena sia una sentenza di morte e che sia compiuta giustizia all'alba di domani nella piazza delle anime e che nel frattempo sia posto sotto custodia nelle prigioni del castello."
"Sissignore!" rispose il sottoposto inchinandosi per mostrare la sua fedeltà.
Il vecchio, seduto a terra e ancora coperto di sangue, era tornato a fissare il vuoto.
"Ha detto che tornerà..." bisbigliò con un filo di voce.
"Che hai detto vecchio?" chiese il soldato biondo con il tono di chi comanda e non di chi chiede.
"Ha detto che tornerà... il demone dei denti... e ha detto che si prenderà ogni anima di questa marcia città."
Il soldato attendeva impaziente le parole del vecchio. Teneva le mani incrociate davanti al petto e picchiettava nervosamente i pollici sulla costosa armatura. La sala si era svuotata rapidamente dopo l'entrata dei soldati e solo l'oste e pochi curiosi restavano silenziosi ed in disparte ad assistere alla scena.
"Ti ho chiesto, vecchio, cosa è successo nel bosco. Hai intenzione di parlare o no?" chiese per l'ennesima volta il soldato biondo, impaziente di carpirgli le informazioni.
"Ho visto Mijada..." rispose il vecchio Meddy con la voce tremante e lo sguardo perso nel vuoto.
"L'hai già detto questo, hai visto tua figlia Mijada, la tua figlia morta... e poi? Che altro?"
"E poi... denti. E sangue..."
"Già, sangue. Ma non sarà mica apparso dal nulla, quel sangue" incalzò il soldato alzando sempre più il tono di voce
"Era... su Mijada, sulle piante, su di me... tutto era sangue. E poi tutto era denti.. zanne.."
"Inutile vecchio, Cosa significa che tutto era denti? Di quali denti parli? Dei tuoi? O c'era una creatura?"
"C'era... il demone dei denti... e lui... ha divorato ogni cosa..." pronunciò Meddy con gli occhi quasi vitrei e la voce sempre più flebile.
"Il demone dei denti? E' davvero questo quello che credi, vecchio pazzo? Un demone?"
"Si.. il demone dei denti.."
"Tua figlia Mijada era il demone dei denti? E' questo che dici, sudicio vecchio?"
"No.. Mijada era prigioniera.. l'aveva rapita.." disse Meddy tremando sempre più forte e cominciando ad agitarsi nervosamente.
"Vecchio pazzo, hai scambiato tua figlia per un demone e l'hai uccisa? Hai ucciso lei e le sue ancelle?" urlò il soldato biondo lanciandosi al collo del vecchio.
"NO! Lei era stata presa! Il demone l'aveva rapita!" rispose a fatica il vecchio tornando in sè e cercando di liberarsi dalla presa del giovane.
"Sei stato trovato coperto di sangue, con un'ascia in mano, di fronte ad una carneficina e osi ancora negare!!" disse il giovane scuotendo l'anziano violentemente.
"Ero lì per salvarla! Mia figlia era stata presa!!"
"Menti! Non c'erano demoni, non c'erano animali, solo tu e corpi straziati dai colpi della tua ascia!!"
"No! Il demone! L'ho visto!! Era lì!! Centinaia di zanne..." disse il vecchio nel mezzo di quella che ormai era diventata una violenta colluttazione.
"MENTI!!!" urlò il giovane scaraventando Meddy contro la parete e lasciandolo collassare a terra inerme.
Il giovane soldato cercò di ricomporsi, prima sistemandosi i capelli, poi il mantello ed infine gli abiti ormai macchiati di sangue e alcool. Con discreto contegno raccolse la sedia che nello slancio aveva rovesciato e tornò a sedere con le mani incrociate di fronte al petto. Attese qualche istante che il vecchio potesse riprendere un minimo di coscienza e infine si rivolse ad un sottoposto con aria di ufficialità.
"Che la persona qui di fronte sia condannata entro il tramonto per l'efferato omicidio della figlia e delle sue tre ancelle. Che la pena sia una sentenza di morte e che sia compiuta giustizia all'alba di domani nella piazza delle anime e che nel frattempo sia posto sotto custodia nelle prigioni del castello."
"Sissignore!" rispose il sottoposto inchinandosi per mostrare la sua fedeltà.
Il vecchio, seduto a terra e ancora coperto di sangue, era tornato a fissare il vuoto.
"Ha detto che tornerà..." bisbigliò con un filo di voce.
"Che hai detto vecchio?" chiese il soldato biondo con il tono di chi comanda e non di chi chiede.
"Ha detto che tornerà... il demone dei denti... e ha detto che si prenderà ogni anima di questa marcia città."
venerdì, febbraio 15, 2008
LA GAZZETTA DELLO SPORC
Settimanale Militare d’Informazione Orchesca
NOTIZIE DAL FRONTE
IL PASSO DI ULGMAR E’ NOSTRO!
La gamba tuttavia è andata persa
Il facoltoso generale d’armata Qaggast Ulgmar è rimasto ferito nella gloriosa battaglia per la gola strategica a sud della Strada Nera, così rinominata in onore dell’impresa. La virgulta gamba sinistra è volata in aria in seguito a una infida e codarda palla di fuoco del nemico scagliata a tradimento dalle retrovie. Così ha commentato il pluridecorato condottiero:
-AAARGGHRGHAARGH!- mentre saltellava qua e là, probabilmente come gesto di scherno nei confronti del nemico.
La battaglia che vedeva schierata la 79esima divisione Junior dei Maghi Rossi (i nostri esperti stanno ancora cercando di decifrare il significato di quell’aggettivo) contro l’intera tribu sanguinaria e ferocissima delle Mani Sozze.
Questa vittoria segna sicuramente un passo avanti nella campagna per la riconquista dell’Anauroch, e infatti si tratta proprio di un singolo passo…
Secondo le stime dei nostri esperti dal campo, il bilancio dello scontro è stato di 15000 vittime per l’esercito dei Maghi Rossi e di 1 gamba persa (con dignità) per il glorioso clan delle Mani Sozze.
I dati tuttavia sono ancora preliminari, il numero reale delle vittime e delle gambe potrebbe variare.
Non ci resta quindi che augurare buona fortuna ai nostri eroi e che Gruumsh ve la mandi buona, restiamo in attesa di ulteriori eccitanti aggiornamenti.
GIU AL VILLAGGIO
VANADIA COLPISCE ANCORA
Critico migliorato!
La celebre attrice Troll Vanadia Lopesto lascia a bocca aperta il pubblico dell’arena di Kolmer con una vibrante interpretazione della “Madama Batti e fly”, del famoso compositore Svirfneblin G. Piccini. Una storia di amori esotici tra mostri ripugnanti, mascalzoni dell’alta società e controverse usanze Svirfneblin. I critici entusiasti dei costumi e delle realistiche scene di combattimento sanguinoso; “Una leggera reinterpretazione rispetto alla versione originale del Piccini”, dicono, “ma ci piace molto”. Campionessa di incassi e di Erythnul, come è noto, l’affermata artista fa sapere che sarà in tournée per tutta la stagione di caccia, ne vedremo delle belle!
NOTIZIE DAL FRONTE
IL PASSO DI ULGMAR E’ NOSTRO!
La gamba tuttavia è andata persa
Il facoltoso generale d’armata Qaggast Ulgmar è rimasto ferito nella gloriosa battaglia per la gola strategica a sud della Strada Nera, così rinominata in onore dell’impresa. La virgulta gamba sinistra è volata in aria in seguito a una infida e codarda palla di fuoco del nemico scagliata a tradimento dalle retrovie. Così ha commentato il pluridecorato condottiero:
-AAARGGHRGHAARGH!- mentre saltellava qua e là, probabilmente come gesto di scherno nei confronti del nemico.
La battaglia che vedeva schierata la 79esima divisione Junior dei Maghi Rossi (i nostri esperti stanno ancora cercando di decifrare il significato di quell’aggettivo) contro l’intera tribu sanguinaria e ferocissima delle Mani Sozze.
Questa vittoria segna sicuramente un passo avanti nella campagna per la riconquista dell’Anauroch, e infatti si tratta proprio di un singolo passo…
Secondo le stime dei nostri esperti dal campo, il bilancio dello scontro è stato di 15000 vittime per l’esercito dei Maghi Rossi e di 1 gamba persa (con dignità) per il glorioso clan delle Mani Sozze.
I dati tuttavia sono ancora preliminari, il numero reale delle vittime e delle gambe potrebbe variare.
Non ci resta quindi che augurare buona fortuna ai nostri eroi e che Gruumsh ve la mandi buona, restiamo in attesa di ulteriori eccitanti aggiornamenti.
GIU AL VILLAGGIO
VANADIA COLPISCE ANCORA
Critico migliorato!
La celebre attrice Troll Vanadia Lopesto lascia a bocca aperta il pubblico dell’arena di Kolmer con una vibrante interpretazione della “Madama Batti e fly”, del famoso compositore Svirfneblin G. Piccini. Una storia di amori esotici tra mostri ripugnanti, mascalzoni dell’alta società e controverse usanze Svirfneblin. I critici entusiasti dei costumi e delle realistiche scene di combattimento sanguinoso; “Una leggera reinterpretazione rispetto alla versione originale del Piccini”, dicono, “ma ci piace molto”. Campionessa di incassi e di Erythnul, come è noto, l’affermata artista fa sapere che sarà in tournée per tutta la stagione di caccia, ne vedremo delle belle!
Iscriviti a:
Post (Atom)