lunedì, gennaio 22, 2007

Patagarri & complotti internazionali

Attendevo con impazienza e trepidazione il ritorno dei Patagarri compagni: sarebbero riusciti, in 3 contro uno, a sconfiggere la temibile Armata di Crimson?


La risposta fu immediatamente positiva e i miei compagni mi raggiunsero nell'arena, dove fummo proclamati vincitori.

La nostra prova contro le Fiamme di Neraka avrebbe dovuto svolgersi il giorno dopo, così, una volta rifocillati in taverna decidemmo sul da farsi: Shuro decise di rimanere a pregare alla locanda, mentre io, Geeno ed Eoghan andammo in giro per la città cercando tracce di Eighal o qualcun altro degli Invincibili Campioni in grado di aiutarci per il giorno successivo. Raccolsi le informazioni necessarie e incontrammo lo gnomo avversario, che come prima cosa ci chiese la restituzione degli oggetti che ci aveva prestato. Onesti come solo i Patagarri sanno essere, gli restituimmo tutti gli oggetti, non prima di aver recuperato anche Shuro che, con la scusa della preghiera, si era tenuto l'anello dei Campioni.


Eighal ci informò così del triste destino che ci aspettava: avremmo dovuto incontrare le Fiamme nella Fucina Cittadina, un luogo estremamente favorevole ai nostri avversari. Avremmo avuto in dotazione 10 oggetti di uso comune per squadra, dei quali uno solo era in realtà un oggetto magico in grado di teletrasportare i componenti della squadra avversaria all'esterno e quindi alla vittoria. Per contrastare le Fiamme, Eigal ci fornì di una Brocca dell'Acqua Eterna: pronunciando le parole magiche Flusso oppure Fontana oppure Geyser, la brocca avrebbe emesso diversi flussi d'acqua, in grado di arginare la bollente potenza dei nemici.


Eoghan si attardò per le vie cittadine mentre io, tornata alla locanda con gli altri patagarri, mi dedicai allo studio dell'incantesimo "individuazione del magico": se volevamo evitare che i nemici prendessero l'oggetto magico e vincessero la prova dovevamo proteggerlo bene. E per proteggerlo bene dovevamo innanzitutto individuare quale fosse.

L'indomani, giunti all'arena, un vistoso presentatore i nome Shodok spiegò le regole del gioco e ci consegnò gli oggetti, tra i quali individuai subito una caraffa che presentava caratteristiche magiche. Comunicai la scoperta ai campari e mi occupai di nascondere per bene l'oggetto.


Una volta giunti alle Fucine incontrammo immediatamente Tsuno, il terribile uomo ardente, che ci attaccò. Lo colpimmo più volte con frecce e acqua e dopo qualche tempo intravidi qualcosa sul pavimento a fianco del nemico: utilizzai allora la mano del mago e recuperai l'oggetto, che si rivelò essere un ciondolo di pregiata fattura ma nulla più; tentai infatti di distruggerlo pensando che fosse una sorta di amuleto protettivo per le Fiamme ma non ebbi successo.

Nel frattempo Tsuno, evidentemente sfiancato dai continui attacchi acquatici di Geeno che grazie alla brocca lo teneva in pugno, creò un muro di fuoco che ce lo nascose alla vista. Fu in quel momento che Eoghan si ricordò delle piume magiche che aveva recuperato chissà dove. Ne lanciò una verso il muro di fuoco e questa saettò nell'aria, colpì il muro di fuoco, sfrigolò con grande odore di gallina spennata e iniziò a trasformarsi prendendo le sembianze di…… Un'enorme barca a forma di cigno che occupò tutta la stanza e iniziò a prendere fuoco….


Spazientita dalla fuga del nemico corsi verso una porta alle nostre spalle e spalancandola mi tuffai dentro seguita a ruota dai patagarri perplessi dopo l'apparizione. Sul fondo della stanza c'era Silde intento a ravanare dietro un braciere; alla nostra vista il folletto di fuoco si defilò attraverso una porta e i patagarri lo seguirono mentre io mi trattenni a frugare tra i mucchi di stracci e oggetti in mezzo ai quali smanicava prima Silde. Evidentemente trovai l'oggetto magico perché mi sentii risucchiare tutta da una forza potentissima e in men che non si dica mi ritrovai in una stanza oscura che la diritta via era smarrita. Dopo qualche minuto passato a interrogarmi sull'esistenza sbucò al mio fianco anche il bardo e, dopo qualche altro minuto anche Geeno lo seguì. Mancava solamente Shuro, possibile che fosse perito sul campo?


Ebbene no, il pavido gnomo era solo molto indeciso se seguirci o meno. Quando finalmente arrivò, iniziammo a prestare attenzione agli strani lamenti femminili che provenivano da una stanza adiacente. Mentre meditavo sull'opportunità di tentare un attacco furtivo, Eoghan scelse una via più violenta e aprì la porta di scatto.


All'interno vi era un'enormissima stanza da letto e sul fondo stavano le Rune Verdi, i nostri connazionali, che reggevano da una parte una donna urlatrice e dall'altra un Aineken+Franziska coperti di sangue da capo a coda. Alla vista dei nostri compagni torturati a quel modo mi partì improvvisa una freccia e anche il bardo si scagliò contro la squadra avversaria. Ma senza successo: bardo e freccia furono rispediti indietro da un campo protettivo issato dai malvagi personaggi. Impossibilitati nelle nostre azioni di attacco iniziammo a sentire che dall'ennesima porta provenivano rumori di guardie e gendarmi che correvano verso di noi. Uno dei nemici, quello che teneva la donna, prese le sembianze di Aineken, mentre gli altri sparirono all'interno di un portale dimensionale. Sentendo le guardie arrivare mi camuffai e mi buttai a terra fingendomi gravemente ferita, almeno non ci avrebbero scambiati per i cattivi della situazione!


Purtroppo i miei sforzi valsero a poco: quando le guardie entrarono la Runa Verde che si spacciava per Aineken spiegò alle guardie di essere in combutta con noi e di aver rapito la principessa (!) per ottenere in cambio l'Occhio Celeste di proprietà del Re, occhio che noi restanti patagarri avremmo dovuto recuperare e portare personalmente al nostro complice leggendo una pergamena che avrebbe lasciato e pronunciando una parola d'ordine.

Detto questo sparì nel portale come i suoi compari.


Ovviamente le guardie come prima cosa ci imprigionarono. Il Re in persona venne a sbraitare contro di noi e ci informò del fatto che, anche volendo, non avrebbe potuto consegnare l'Occhio Celeste ai manigoldi poiché era stato rubato quella stessa mattina. Insomma il mistero si infittiva e nessuno voleva ascoltare le nostre ragioni. Ottenemmo comunque che le autorità competenti investigassero sul conto delle Rune Verdi e ricevemmo la visita del consigliere reale e di un mago evidentemente reale anche lui. Il mago ci impose una maledizione che ci avrebbe ucciso se non avessimo recuperato e consegnato l'Occhio Celeste, liberando così la principessa, entro il termine stabilito dai criminali. Ci informarono quindi che la mattina stessa in cui era stato rubato l'Occhio anche una guardia era sparita. La guardia era stata assunta da poco e rispondeva al nome di Teres.
Ma aspetta un attimo. Teres non ci ricorda qualcosa?

Tipo..

Tipo Seret! Il bastardo!


Le guardie ci consegnarono un cavallo a testa e ci portarono al di fuori delle mura della città, alla porta Est dalla quale era stato visto uscire Teres/Seret. Fu in quell'attimo di smarrimento generale che decisi di interrogare il cielo, il fato o forse Olidammara, che mi guidò con una sola parola: "Elmwood", una città ad est verso cui probabilmente si era diretto il malvagio. Chiesi la fiducia ai miei compagni e proposi loro di seguirmi verso il luogo che mi era stato indicato. Ovviamente si rifiutarono.

Beh, peggio per loro.


Così mi incamminai e il bardo dopo un attimo di esitazione mi seguì. Geeno rimase alle porte della città perplesso in compagnia di Shuro, che continuò sempre più distante a fare domande sul come facevo a sapere che la direzione era quella giusta. Certo che un chierico che crede solo a ciò che vede e non ha fiducia nei segni divini è un chierico un po' negato...


Comunque io ed Eoghan proseguimmo il nostro cammino e durante il viaggio il bardo mi mise a parte di una terribile scoperta fatta durante i suoi giri solitari del giorno precedente: Ekler, proprio come era scritto sul calendario in possesso di Geeno, era stata barbaramente uccisa ed Eoghan sconvolto dall'accaduto mi chiedeva aiuto per decifrare una pergamena trovata accanto al corpo martoriato dell'incantatrice. Non appena guardai la pergamena capii subito che si trattava di un incantesimo di scritto illusorio, che appare incomprensibile a tutti coloro che non sono i reali destinatari del messaggio. Decifrai la pergamena e la lessi al bardo.

Che terribili segreti vi erano scritti! Decidemmo però di tenere questo fardello per noi e non rivelare ad altri le nostre scoperte, che si potevano dimostrare pericolose, e giungemmo alfine nel bosco che circondava Elmwood.


Appena entrati nella boscaglia incontrammo un cavallo sellato che brucava tranquillo e guardinghi smontammo anche noi dalle cavalcature per proseguire a piedi esplorando i dintorni.

Mentre camminavamo inciampai maldestramente in qualcosa, che ci accorgemmo essere una corda tesa verso una grotta sotterranea profonda e oscura. Con sprezzo del pericolo ci calammo e, dopo aver superato enormi tigri che già erano state uccise, giungemmo a una porta uguale a quelle già incontrate nelle nostre precedenti imprese. Al nostro arrivo gli occhi della testa posta sopra la porta diventarono rossi, così noi l'aprimmo e ci gettammo in alcuni cunicoli sotterranei.

Grazie ad alle impronte di fango individuammo la direzione corretta e raggiungemmo un'altra porta e da lì una stanza piena di tombe, una cripta. Il bardo diede segni di inquietudine, probabilmente dovuti al suo precedente scontro con le mummie, ma imperterriti proseguimmo per un'altra stanza ancora più ricca di tombe e ossa scheletriche, sede forse di antiche battaglie.

Giungemmo infine, dopo una scala a pioli, in una casa deserta che aveva una porta aperta sull'esterno. Uscimmo e ci ritrovammo in una città a noi sconosciuta, che a prima vista sembrava disabitata. Fermo all'orizzonte stava Seret, in contemplazione di qualcosa.


Lo raggiungemmo e lui, intimandoci di fare silenzio, creò una sfera di invisibilità attorno a noi. Insieme a lui vedemmo giungere una nube in lontananza e materializzarsi in un bellissimo uomo. Arrivò poi un'altra nube alla quale l'uomo fece dei cenni indicando delle direzioni.

Subito dopo apparve un gruppo di avventurieri tra i quali riconoscemmo qualcuno che avevamo già incontrato: Winghael, Duncan, Oglamar e Prudan, accompagnati da un'avvenente donna, due uomini sconosciuti, un bambino, un cavallo, un lupo e un gufo.


I nuovi arrivati iniziarono a parlare con l'uomo arrivato da una nube e quasi immediatamente si scatenò tra di loro una violenta battaglia, che terminò con la trasformazione dell'uomo in nube e la sua sparizione. Gli avventurieri sembrarono provati dall'esperienza e si ritirarono in un edificio. Interrogammo quindi Seret che ci spiegò di non avere più con sé l'uovo di drago ma ci rivelò di avere effettivamente rubato l'Occhio Celeste e ci promise di liberarci dalla maledizione se noi avessimo rubato per lui un altro uovo di drago attualmente in possesso del gruppo di avventurieri che avevamo appena visto combattere. Ingenuamente gli credemmo e, dopo che ebbe lanciato sull'edificio un incantesimo di sonno, ci addentrammo e cercammo l'uovo.


L'incantesimo di sonno non ebbe però alcun effetto su Winghael, che stranamente era sveglia e stava armeggiando con la borsa del cavallo. L'elfa ci pregò di tacere ed estrasse l'uovo di drago, dicendo che avremmo parlato all'esterno. Giunti al cospetto di Seret, lo trovammo in compagnia di Jimmy, che Winghael sembrò riconoscere. Infatti il cosiddetto licantropo aveva imposto una maledizione simile alla nostra su Winghael e Sasuke (attualmente assente) affinché i due ranger gli consegnassero l'uovo. Stavamo per protestare quando improvvisamente fummo paralizzati e non riuscimmo più né a muoverci né a parlare.


A immobilizzarci era stato il terribile Stondylus, che ci era apparso alle spalle e che se ne andò in compagnia di Jimmy e Seret, solo dopo che quest'ultimo ci mostrò entrambe le uova di drago e l'Occhio Celeste che teneva ben nascosti in una borsa conservante e ci disse che in ogni caso non avrebbe potuto sciogliere le nostre maledizioni.


I tre furfanti sparirono lasciandoci pietrificati e dopo qualche tempo apparvero al nostro fianco Geeno e Shuro, un po' umidi, deperiti e puzzolenti; la nostra paralisi finì e ci trovammo noi quattro patagarri più Winghael soli e sperduti in quella che l'elfa ci rivelò essere Que-Shu, una vecchia città abbandonata nel regno di..

Qualinesti!

3 commenti:

Saku ha detto...

Ed ecco 100 punti esperienza per la ragazzina con le trecce bionde la in fondo! Un applauso grazie!

p.s.
A quando la foto di Shatzy, ora che è finalmente 3D?

geeno ha detto...

biello! prova1

Shatzy ha detto...

grande geeno! però ora trova l'inghippo permetterti negli autori!